Per una situazione storica di Giovan Pietro Bellori

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L’articolo di Anna Pallucchini esamina la figura di Giovan Pietro Bellori (1613-1696), uno dei più influenti storici dell’arte e teorici del classicismo nel XVII secolo, noto per la sua opera fondamentale “Le Vite de’ Pittori, Scultori et Architetti Moderni” (1672). Pallucchini analizza il contesto biografico e culturale di Bellori, evidenziando l’influenza dell’umanista Francesco Angeloni nella sua formazione e il ruolo di Antiquario Pontificio e Bibliotecario di Cristina di Svezia, che lo posero al centro dell’ambiente culturale romano.

L’articolo esplora il metodo storiografico e critico di Bellori, fondato sull’Idea del Bello Ideale, ispirata al neoplatonismo rinascimentale e alla concezione dell’arte come imitazione della natura perfezionata dall’immaginazione. Pallucchini sottolinea l’opposizione di Bellori al Manierismo e al Barocco, accusati di artificiosità e mancanza di decoro, contrapponendo loro un classicismo razionale e purista, influenzato da Poussin, Domenichino, Guido Reni e dai Carracci. Bellori esaltava Raffaello come modello di perfezione artistica, contrapponendolo a Michelangelo e sostenendo un’estetica basata sulla grazia e sull’armonia.

Pallucchini evidenzia anche il rapporto tra teoria e critica d’arte in Bellori, che integra il rigore classicista con una sensibilità critica evolutiva, mostrando apprezzamento per alcuni aspetti del Barocco, come le invenzioni luministiche di Rubens e la spazialità melodica di Lanfranco, pur condannando l’eccesso decorativo. Viene esaminato il suo contributo alla riscoperta dell’arte paleocristiana e alla nascita dell’archeologia come scienza, attraverso la passione per la topografia romana e l’attività di consulente d’arte per la nobiltà europea.

L’articolo conclude con una rivalutazione dell’importanza di Bellori nella storiografia artistica e nella teoria estetica neoclassica, evidenziando l’influenza duratura delle sue idee sul classicismo settecentesco e sul neoclassicismo di Winckelmann.