Il testo Quando ad esser ritratta è Venere: nuovi documenti d’archivio su Maria Mancini, Jacob Ferdinand Voet e Filippo Parodi di Adriano Amendola esplora l’iconografia e il significato culturale dei ritratti di Maria Mancini, in particolare in relazione alle rappresentazioni di lei come Venere. Il saggio analizza diverse opere d’arte, tra cui un dipinto tradizionalmente attribuito a Jacob Ferdinand Voet e la sua elaborata cornice intagliata da Filippo Parodi. Questi ritratti di Maria Mancini, spesso confusi con quelli della sorella Ortensia, illustrano lo stretto legame tra identità personale, simbolismo mitologico e prestigio sociale nel XVII secolo.
Lo studio si concentra sul ritratto della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, dove Maria Mancini è rappresentata con elementi allegorici associati a Venere. La cornice, realizzata da Parodi, incorpora il mito del Giudizio di Paride, collegando ulteriormente la Mancini alla dea dell’amore. Il saggio evidenzia come la rappresentazione artistica della Mancini, in particolare dopo il suo matrimonio con Lorenzo Onofrio Colonna, sia stata plasmata dal suo ruolo di simbolo di bellezza e potere all’interno dell’aristocrazia romana.
Amendola attinge a nuovi documenti d’archivio per ricostruire la storia e l’interpretazione di questi ritratti, fornendo approfondimenti sul processo di commissione e sulla collaborazione tra Voet e Parodi. Il saggio esamina come i ritratti funzionassero non solo come rappresentazioni della bellezza fisica, ma anche come strumenti diplomatici e sociali, rafforzando lo status di Mancini nelle corti italiane ed europee.
English Abstract
The text Quando ad esser ritratta è Venere: Nuovi documenti darchivio su Maria Mancini, Jacob Ferdinand Voet e Filippo Parodi by Adriano Amendola explores the iconography and cultural significance of portraits of Maria Mancini, particularly in relation to depictions of her as Venus. The essay analyzes several works of art, including a painting traditionally attributed to Jacob Ferdinand Voet and its elaborate frame carved by Filippo Parodi. These portraits of Maria Mancini, often confused with those of her sister Ortensia, illustrate the close ties between personal identity, mythological symbolism, and social prestige in the 17th century. The study focuses on the portrait in the Galleria Nazionale of Palazzo Spinola, where Maria Mancini is represented with allegorical elements associated with Venus. The frame, crafted by Parodi, incorporates the myth of the Judgment of Paris, further linking Mancini to the goddess of love. The essay highlights how the artistic portrayal of Mancini, particularly after her marriage to Lorenzo Onofrio Colonna, was shaped by her role as a symbol of beauty and power within Roman aristocracy. Amendola draws on new archival documents to reconstruct the history and interpretation of these portraits, providing insights into the commissioning process and the collaboration between Voet and Parodi. The essay examines how the portraits functioned not only as representations of physical beauty but also as diplomatic and social tools, enhancing Mancinis status in both Italian and European courts.