L’articolo di Roberto Middione è incentrato sulla riscoperta e sul restauro di un busto-reliquiario di San Gennaro del XVII secolo, conservato presso il Museo Civico di Castelnuovo a Napoli. Il busto, originariamente collocato nella cappella dell’Ospedale di San Gennaro dei Poveri, reca iscrizioni che indicano la sua creazione nel marzo 1639 e i nomi dei suoi committenti, i governatori dell’ospedale. Il busto, composto da argento, rame e bronzo dorato, è alto 74 cm, mentre il busto stesso misura 57 cm di altezza. La testa, sostituita nel XIX secolo, si discosta dal disegno originale, andato perduto o danneggiato.
Il busto presenta una raffigurazione di San Gennaro ricca di dettagli, con il busto dorato in rame e un reliquiario con medaglione d’argento sul petto. La base ottagonale, ornata da targhe narrative, presenta episodi della vita del santo, tra cui la sua condanna all’anfiteatro di Pozzuoli, la sua decapitazione e le sue gesta miracolose. Queste targhe, insieme ad altri elementi strutturali come i piedi zoomorfi e le mensole angeliche, riflettono uno stile tardo-rinascimentale, suggerendo un approccio conservativo alla progettazione in questo periodo.
Il restauro ha rivelato lievi usure e ossidazioni, ma il busto è rimasto in condizioni relativamente buone. La tradizione di creare busti-reliquiario in argento era ben consolidata prima del XVII secolo, anche se pochi esempi precedono questo pezzo a Napoli. In particolare, presenta analogie strutturali con altre opere del primo Seicento, come la Santa Barbara di Lelio Giliberto e la Santa Patrizia di Leonardo Carpentiero, entrambe caratterizzate da basi ottagonali e da dettagliati rilievi.
Middione nota la contrapposizione delle espressioni artistiche all’interno del busto, con la parte superiore statica e compatta e la base dinamica e narrativa. Questa dualità suggerisce il coinvolgimento di più artisti, forse uno per il busto e un altro per la base, che riflettono diverse intenzioni formali e obiettivi espressivi. Le placche espressive della base, ricche di influenze tardo-rinascimentali e manieriste, raffigurano scene vivaci con una marcata linearità e intensità emotiva, distinguendole dal busto più sobrio.
L’articolo evidenzia le potenziali influenze di importanti scultori napoletani come Tommaso Montani, attivo all’inizio del XVII secolo. Montani, noto per il suo lavoro con Michelangelo Naccherino e Geronimo D’Auria, collaborò spesso con gli argentieri e contribuì a progetti significativi come la custodia d’argento per la cappella del Tesoro nel Duomo di Napoli. Sebbene sia improbabile un coinvolgimento diretto di Montani, vista la datazione più tarda del busto, la sua influenza è evidente negli elementi stilistici dell’opera.
Le scene narrative sulla base si allineano al più ampio ambiente artistico del tardo Rinascimento e dell’arte manierista, incorporando elementi che ricordano i seguaci di Raffaello e Michelangelo. Questi echi stilistici sono evidenti nella rappresentazione di armature di soldati, pose eroiche e motivi classici come carri e spallacci con teste di leone.
Middione conclude collocando il busto nel contesto dell’ambiente artistico napoletano del 1630, in particolare durante la decorazione della cappella del Tesoro da parte del Domenichino. Il programma iconografico, ispirato alla “Vita di San Gennaro” di Paolo Regio, ha probabilmente influenzato le scelte tematiche del busto, suggerendo una sinergia culturale e artistica tra diversi mezzi e progetti dell’epoca.
English Abstract
Roberto Middiones article focuses on the rediscovery and restoration of a 17th-century bust-reliquary of San Gennaro, housed in the Museo Civico di Castelnuovo in Naples. The bust, originally located in the chapel of the Ospedale di San Gennaro dei Poveri, bears inscriptions indicating its creation in March 1639 and the names of its commissioners, the hospital governors. The bust, composed of silver, copper, and gilded bronze, stands 74 cm tall, with the bust itself measuring 57 cm in height. Its head, a 19th-century replacement, deviates from the original design, which was lost or damaged. The bust features a richly detailed depiction of San Gennaro, with the copper-gilt bust and a silver medallion reliquary on the chest. The octagonal base, adorned with narrative plaques, showcases episodes from the saints life, including his condemnation to the amphitheater of Pozzuoli, his decapitation, and his miraculous deeds. These plaques, along with other structural elements like zoomorphic feet and angelic brackets, reflect a late-Renaissance style, suggesting a conservative approach to design during this period. The restoration revealed minor wear and oxidation, yet the bust remained in relatively good condition. The tradition of creating silver bust-reliquaries was well-established before the 17th century, although few examples predate this piece in Naples. Notably, it shares structural similarities with other early 17th-century works, such as Lelio Gilibertos Santa Barbara and Leonardo Carpentieros Santa Patrizia, both featuring octagonal bases and detailed relief work. Middione notes the contrasting artistic expressions within the bust, with the static, compact upper section and the dynamic, narrative-driven base. This duality hints at the involvement of multiple artists, possibly one for the bust and another for the base, reflecting diverse formal intentions and expressive goals. The base's expressive plaques, rich in late-Renaissance and Mannerist influences, depict vivid scenes with marked linearity and emotional intensity, distinguishing them from the more restrained bust. The article highlights potential influences from prominent Neapolitan sculptors like Tommaso Montani, active in the early 17th century. Montani, known for his work with Michelangelo Naccherino and Geronimo DAuria, often collaborated with silversmiths and contributed to significant projects such as the silver custodia for the Tesoro chapel in the Naples Duomo. While Montani's direct involvement is improbable given the bust's later date, his influence is evident in the works stylistic elements. The narrative scenes on the base align with the broader artistic milieu of late Renaissance and Mannerist art, incorporating elements reminiscent of Raphael and Michelangelos followers. These stylistic echoes are apparent in the depiction of soldiers' armor, heroic poses, and classical motifs such as chariots and lion-headed shoulder pieces. Middione concludes by situating the bust within the context of the 1630s artistic environment in Naples, notably during the decoration of the Tesoro chapel by Domenichino. The iconographic program, inspired by Paolo Regio's "Vita di San Gennaro," likely influenced the thematic choices for the bust, suggesting a cultural and artistic synergy between different mediums and projects of the period.