Il testo di Licia Buttà esplora il soffitto dipinto della chiesa di San Nicolò a Nicosia, in Sicilia, concentrandosi sul suo programma iconografico e sul discorso etico-didattico trasmesso attraverso le sue immagini. Risalente alla metà del XV secolo, il soffitto è stato nascosto per secoli sotto una successiva volta in stucco e riscoperto solo all’inizio del XX secolo. Tra le caratteristiche principali vi sono quattro iscrizioni latine tratte dalle favole di Esopo, che fanno parte di un messaggio pedagogico più ampio. I dipinti sul soffitto, che includono figure e narrazioni religiose, come scene della Genesi e processioni di santi, sono organizzati in uno schema visivo coerente, suggerendo un’intenzione tematica unitaria.
Lo studio analizza come le favole di Esopo siano state adattate a un contesto religioso, in particolare nella tradizione medievale dove queste storie, originariamente racconti morali per bambini, venivano spesso utilizzate dai predicatori per illustrare lezioni etiche. I personaggi delle favole – come il leone e il topo, il lupo e l’agnello, il corvo e la volpe – sono raffigurati sulle travi, accompagnati da iscrizioni che trasmettono insegnamenti morali rivolti alla comunità civile locale. Queste favole servivano a criticare gli abusi di potere della nobiltà locale e a promuovere un governo giusto, riflettendo le tensioni sociali e politiche di Nicosia in quel periodo.
Buttà considera anche gli elementi estetici e stilistici dei dipinti, collegandoli sia alle influenze gotiche internazionali sia alle tradizioni artistiche siciliane locali. Il lavoro del maestro responsabile del soffitto viene analizzato in relazione ad altre opere d’arte contemporanee, mostrando una miscela di elementi bizantini e gotici. Il testo sottolinea la necessità di ulteriori ricerche sulle origini degli artisti coinvolti in questo programma decorativo complesso e ricco di simboli.
English Abstract
The text by Licia Buttà explores the painted ceiling of the Church of San Nicolò in Nicosia, Sicily, focusing on its iconographic program and the ethical-didactic discourse conveyed through its imagery. Dating from the mid-15th century, the ceiling was hidden under a later stucco vault for centuries and only rediscovered in the early 20th century. Among the key features are four Latin inscriptions drawn from Aesop's fables, which form part of a broader pedagogical message. The paintings on the ceiling, which include religious figures and narratives, such as scenes from Genesis and processions of saints, are organized into a coherent visual scheme, suggesting a unified thematic intention. The study analyzes how the fables of Aesop were adapted for a religious context, particularly in the medieval tradition where these stories, originally moral tales for children, were often used by preachers to illustrate ethical lessons. The figures from the fablessuch as the lion and the mouse, the wolf and the lamb, the crow and the foxare depicted on the beams, accompanied by inscriptions that convey moral teachings aimed at the local civic community. These fables served to critique the abuses of power by local nobility and promote just governance, reflecting the social and political tensions in Nicosia during the period. Buttà also considers the aesthetic and stylistic elements of the paintings, linking them to both international Gothic influences and local Sicilian artistic traditions. The work of the master responsible for the ceiling is analyzed in relation to other contemporaneous artworks, showing a blend of Byzantine and Gothic elements. The text emphasizes the need for further research into the origins of the artists involved in this complex and symbolically rich decorative program.