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DIS/INTEGRATION: una mostra che non finisce

Antonella Sbrilli

Scritto da:

Redazione

Dal dicembre del 2021 alla fine di gennaio del 2022, il Rettorato dell’Università Sapienza di Roma ha ospitato la mostra DIS/INTEGRATION. Ideata e curata dal Prorettore al patrimonio storico, artistico, culturale dell’Ateneo romano, Alessandro Zuccari, insieme con l’artista César Meneghetti, la mostra ha presentato i lavori di alcuni artisti e artiste con disabilità che operano nei Laboratori d’arte della Comunità di Sant’Egidio di Roma.

A partire dal titolo – elaborato in forma di logo da César Meneghetti con il suo stile che segmenta e rovescia la parola per visualizzare il suo contrario – la mostra è un invito all’accoglienza e all’unione, attraverso esperienze di creatività condivisa. Quelle esperienze che sono praticate all’interno dei Laboratori d’arte, dove, nel corso degli anni, centinaia di persone con disabilità hanno potuto attivare percorsi di liberazione dall’isolamento, dalla marginalità, dal silenzio ed esprimere, con mezzi adeguati, la propria visione del mondo.
Nei due mesi di apertura, la mostra è stata vista da più di 2000 visitatori prenotatisi su Eventbrite e attraverso la mail della Comunità di Sant’Egidio (senza contare i numerosi docenti e dipendenti di Sapienza transitati nei due mesi nel Rettorato); a questo numero vanno aggiunti circa 300 partecipanti all’inaugurazione e al finissage, e a due eventi particolari: l’apertura dell’anno accademico del 22 novembre 2021, durante la quale il Presidente Sergio Mattarella ha visitato l’esposizione con la Rettrice e i curatori, e la cerimonia di conferimento del Premio Nobel per la Fisica 2021 a Giorgio Parisi.  
Ogni giorno in cui la mostra è stata aperta, i visitatori sono stati accolti da accompagnatori, che li hanno guidati nel percorso fra le opere, fra le parole, fra gli interventi installativi. Ai volontari dei Laboratori d’arte della Comunità di Sant’Egidio si sono affiancati in questo ruolo studenti e studentesse della Sapienza – in particolare dei corsi di laurea in Studi storico-artistici, in Storia dell’arte, in Scienze storiche – impegnati in un tirocinio di mediazione culturale curato dalla professoressa Antonella Sbrilli e dalla specializzanda Julie Pezzali. Sono stati 15 i tirocinanti che hanno concluso questa attività, senza lasciare mai soli i visitatori e anche – in alcuni casi – producendo delle ricerche su temi quali l’arte-terapia e l’accessibilità nei musei italiani. La loro presenza è una fonte importante per registrare le reazioni del pubblico e descrivere il sentiment che la mostra ha lasciato.

Testimonianze
Fra le opere che hanno maggiormente colpito i visitatori – riporta Francesca Fois – spiccano: “Contenzione”, una creazione corale che ha coinvolto i visitatori per il suo forte impatto visivo e la carica di denuncia di trattamenti disumani; la serie di disegni I disastri della guerra di Marianna Caprioletti per la vivida ed efficace realizzazione, e l’opera di Roberto Mizzon e Barbara Piccinini Prendersi cura per la sua bellissima e umana rappresentazione della figura del caregiver”.
Flavia Scotini sottolinea la presenza di un pubblico vario, “dagli studenti attirati dalla affascinante presenza dei murales sulle barriere che circondano la scalinata del Rettorato”, ai tirocinanti del Policlinico interessati ai collegamenti fra arte e cura, a curiosi d’arte.
“Per quanto mi riguarda” – continua nel suo report – “l’occasione più emozionante che mi ha dato modo di capire da vicino i temi trattati dalla mostra è stata la visita del gruppo proveniente dalla società cooperativa sociale Colibrì di Roma. Nonostante il brutto tempo i ragazzi sono stati portati alla mostra per poter osservare da vicino opere di artisti che vivono una condizione simile alla loro e che amano l’arte creata in collettività, esattamente come loro. Durante il confronto con le loro accompagnatrici abbiamo riscontrato tanti punti in comune con il lavoro della Comunità di Sant’Egidio. È stata un’occasione utile per comprendere da vicino il funzionamento di queste associazioni e lo svolgimento delle attività artistiche praticate anche da loro. In più è stata per me una lezione su come modificare il mio registro di comunicazione in base al gruppo che sta ascoltando”.
Sono parole queste che mostrano quello che Claudio Sagliocco definisce il “successo qualitativo” di questa mostra, la sua capacità di far crescere insieme le comunità: “ho accompagnato molte persone in questi due mesi, scoprendo insieme a loro la bellezza e la ricchezza delle opere che abbiamo esposto, e raccogliendo commenti e risposte entusiaste e talvolta commosse”.

Fra di esse, riportiamo alcuni commenti di studentesse del Liceo Manara di Roma.
Credo che di questa giornata manterrò il ricordo. Soprattutto manterrò il ricordo di come quest’esposizione induce a cercare un modo diverso di guardare il mondo da quello solito, il punto di vista di qualcun altro che può anche diventare il nostro modo di vedere le cose… Allora, citando le frasi dei bigliettini pescati alla mostra che ho conservato, “dis-integration” è una mostra che mi ha fatto riflettere su me stessa: “nella mente dipingo da sempre” (tutti, anche se inconsapevolmente, lo facciamo) e sul mondo che mi circonda “Maledetta guerra che fai tremare la terra”, “La vera crisi è nel nostro cuore”.
Federica, I Liceo

Ed Elena, III liceo, commenta:
Quante volte la gente è indifferente e diffidente davanti a persone che credono diverse da loro? Ecco, questa mostra ci ha permesso di vedere un’interiorità che molti non riescono a vedere. Ci ha permesso di immedesimarci, anche se per poco tempo, in una sensibilità e in una forza di pensiero diversa ma allo stesso tempo unica. È stato bello vedere una mostra diversa dal solito, vedere come ci sono delle persone che si prendono cura di altre dando spazio ed importanza ai loro pensieri e alla loro creatività. All’inizio della mostra nell’ intervista fatta alle persone disabili ho visto come tutti sono accomunati dall’unica caratteristica che ci permette di essere persone migliori: la sensibilità. Molte persone però confondono la sensibilità con la debolezza, io credo invece che non sono sullo stesso piano, ma al contrario la sensibilità è sinonimo di forza e determinazione, è colei che ti permette di immedesimarti nella mente dell’altro per comprenderne a fondo il suo dolore e ciò che ti permette di aiutare il prossimo. Da questa mostra, dunque, ho capito quanto è importante saper ascoltare gli altri non per non giudicare ma per saper ammirare la bellezza che c’è in ogni persona; perché fortunatamente non siamo uguali ma siamo tutti diversi.

Nei libri di sala, posti all’ingresso della mostra, sono conservate le firme e le osservazioni di visitatori e visitatrici, l’apprezzamento per l’iniziativa e per le guide, la sorpresa nel trovarsi di fronte a opere dal forte impatto visivo ed emotivo, la gratitudine per una pausa di riflessione solidale in un momento difficile.
Ne riportiamo alcune, fra le tante:

“Una mostra bellissima, che scalda il cuore, tocca l’anima e trasmette il vero senso dell’amore per la vita e per il prossimo” (Luca Mattia)
“Bravi tutti, sia gli artisti che la guida che ci ha accompagnato, Mattia Compagnini” (Carla)
“Il quadro che mi è piaciuto di più è “La Cura”, perché quando uno ha bisogno è bello sentirsi accolto” (Carla, Casa famiglia ECO1)“Avendo un fratello autistico so perfettamente come ci si sente a vivere con persone con queste caratteristiche. Grazie per la presentazione” (Dora M.)
“Grazie per il vostro importante contributo a far capire le vere priorità” (Antonio D.)
“Esposizione di impatto, che genera riflessioni profonde. Grazie” (A. T.)
“È stata una mostra di una potenza unica. È stato travolgente ed emozionante. Grazie per avere condiviso con un pubblico il vostro percorso, le vostre idee”
“Grazie davvero per questa mostra, per queste parole, per questa umanità e speranza in questo momento complicato” (R.C.)

Barriere d’artista
La mostra è stata animata – il 26 gennaio 2022 – da un flashmob che si è svolto davanti al Rettorato, con la partecipazione di alcuni degli artisti, degli studenti coinvolti nel tirocinio, di passanti incuriositi, degli amici della Comunità di Sant’Egidio e dell’Associazione Italiana Persone Down.
Mentre la luce della sera invadeva il piazzale della Minerva, è stato tirato su un muro simbolico di cartoni che riportavano le parole negative del nostro presente, come guerra, emigrazione, esclusione.
Altrettanto simbolicamente, il muro è stato abbattuto da tutti i partecipanti, mentre il regista Stefano Scialotti e Gianni Nunno hanno ripreso la scena da diversi punti di vista, confluiti nel video visibile qui.


Crepate e scalcinate, le pitture sulle barriere in vetro che circondano le scalinate del Rettorato resistono alla dis-integrazione. Sono l’unica testimonianza ancora in loco del passaggio di questa mostra negli spazi della Sapienza, assieme alla frase sull’amicizia di Erasmo da Rotterdam che si finge bronzea e troneggia sul grande atrio del Rettorato alle spalle dell’Aula Magna.
Questo il lascito fisico dell’esposizione, quello tangibile e ancora godibile da studenti e studentesse; nel frattempo la barriera si è arricchita di una ulteriore opera, realizzata dallo street artist Gojo – fratello dell’artista dei Laboratori Michele Colasanti, autore di un trittico nella mostra –  in occasione della manifestazione per la pace organizzata dalla Sapienza il 2 marzo 2022, in relazione ai tragici eventi della guerra in Ucraina.

Altre tappe della mostra
Ma ben più prezioso è ciò che resta dello spirito della mostra, un germoglio forse insondabile, che fiorirà disseminandosi in varie parti della città.
In primavera DIS/INTEGRATION approda al Museo Laboratorio di Sant’Egidio a Tor Bella Monaca, in una nuova veste espositiva dove saranno presentate solo alcune delle opere realizzate nei Laboratori d’arte. Per il vernissage è previsto un evento che vedrà coinvolti personaggi del mondo dello spettacolo sensibili alle tematiche dell’inclusione e della disabilità, con l’intento di allargare quanto più possibile il bacino di visitatori e mobilitare le persone invitandole a frequentare i musei laboratorio e le periferie.

Museo laboratorio d’arte di Tor Bella Monaca

Partendo da Tor Bella Monaca, dal museo situato in via dell’Archeologia, la mostra andrà poi in estate nel museo laboratorio di Ostia, dando quindi vita ad un irradiamento che avrà l’obiettivo di suscitare a catena una serie di eventi culturali legati alla mostra, innescando così dei percorsi artistici di integrazione e solidarietà.
DIS/INTEGRATION non è dunque terminata colla distruzione del muro di cartone e con il dis-allestimento, ma prosegue itinerante per la città, come una compagnia teatrale di strada, imprevedibile, divertente, fragile e un po’ folle.

La mostra al Rettorato (dicembre 2020-gennaio 2021) è visitabile a questo indirizzo DI/INTEGRATION. Visita virtuale grazie alla ricostruzione realizzata da Paolo Mancinelli.

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