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Con Giulio Manieri Elia nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia, di Antonio Lampis

Con Giulio Manieri Elia nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia, di Antonio Lampis

Redazione9 Settembre 202110 min read

Antonio Lampis: Sono passati più di due anni dalla nomina a direttore in un importante museo veneziano – le Gallerie dell’Accademia – che conoscevi bene. Come è cambiato il Tuo lavoro. Fare il direttore è ormai un mestiere specifico, quanto tempo resta per fare lo storico dell’arte e quanto invece è utilizzato per le complesse responsabilità di gestione? Giulio Manieri Elia: Sono stato nominato al vertice del museo nel giugno 2019 e provenivo, come ricordavi, da una lunga esperienza all’interno della struttura, coronata con la nomina di vicedirettore nel 2009 e direttore delegato dal 2013 fino al novembre 2015 quando le selezioni previste dalla riforma dei musei del 2014, approvata con decreto del ministro Franceschini, ha portato Paola Marini al vertice. Pochi mesi dopo la mia nomina il Paese è scivolato, dal marzo 2020, nella lunga fase della crisi pandemica con gli effetti che tutti conosciamo sui musei e sul sistema della cultura in generale. Il percorso di direttore ha seguito pertanto, fino a qui, un tracciato direi straordinario, abbiamo fronteggiato situazioni del tutto anomale con esperienze non tutte negative come ci si aspetterebbe; le Gallerie sono rimaste aperte non appena possibile, fornendo servizio ordinario continuativo, e questo ci ha permesso di conoscere un pubblico il quale, nei grandi numeri del turismo di…

Due anfore inedite di Pietro Papi (Urbania 1670) con scene della Gerusalemme Liberata del Tempesta, di Romana Mastrella

Due anfore inedite di Pietro Papi (Urbania 1670) con scene della Gerusalemme Liberata del Tempesta, di Romana Mastrella

Redazione30 Agosto 202117 min read

Questo contributo propone in forma sintetica alcuni risultati di una ricerca pluriennale sulla maiolica del Seicento a Roma, promossa dal professor Massimo Moretti (Sapienza Università di Roma), e condotta da chi scrive in occasione della tesi triennale, discussa nel dicembre del 2018, e magistrale, attualmente in via di redazione.1 R. Mastrella, La ceramica istoriata del Seicento a Roma, tesi di laurea triennale, relatore prof. M. Moretti, A. A. 2017-2018; Eadem, La maiolica a Roma nel Seicento: la collezione di vasi da farmacia del complesso di S. Spirito in Sassia, relatore M. Moretti (in corso di redazione).                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              Nel corso di un’indagine a largo raggio è stato possibile ritrovare due monumentali anfore, ora in collezione Alberto Di Castro, Roma, dipinte a istoriato nel 1670 nella bottega Papi, famiglia di ceramisti attivi ad Urbania, l’antica Casteldurante. Pietro Papi (attivo ad Urbania nel 1667), anfora biansata con episodi tratti dai canti I e III della Gerusalemme Liberata, Urbania, 1670, h 82 cm. Roma, collezione Alberto Di Castro Pietro Papi (attivo ad Urbania nel 1667), anfora biansata con episodi tratti dal canto V e XIII della Gerusalemme Liberata, Urbania, 1670, h 82 cm. Roma, collezione Alberto Di Castro La coppia di anfore, alte 82 cm, ha un corpo ovoidale, su alto piede a disco con modanature, e…

Comunità, resilienza e postumano. Un percorso nella Biennale Architettura 2021, di Claudio Sagliocco

Comunità, resilienza e postumano. Un percorso nella Biennale Architettura 2021, di Claudio Sagliocco

Redazione7 Agosto 202113 min read

La diciassettesima Mostra Internazionale di Architettura presso la Biennale di Venezia, curata dall’architetto e docente libanese Hashim Sarkis è aperta fino al 21 novembre 2021. Il l titolo – pensato prima della diffusione della pandemia, che ha posticipato di un anno l’esposizione, con il rischio che il tema del Covid prevalesse su altre questioni attuali e importanti – sembra profetico: “How will we live together?”. “Come vivremo insieme?”Questo il quesito, tanto semplice quanto complesso, che spinge i 112 partecipanti a fantasticare e riflettere sul futuro del nostro abitare comune, immaginando architetture e progetti avanguardistici per vivere meglio insieme. L’architettura dovrà essere protagonista del nostro avvenire, farsi interprete di possibili soluzioni ai cambiamenti climatici, alle disuguaglianze sociali, a pandemie ed emigrazioni di massa, tornare al servizio delle persone e dei popoli e divenire finalmente un tema centrale del dibattito pubblico e politico, cosa avvenuta molto raramente, come lamentava già nel 1948 Bruno Zevi nelle pagine reboanti di Saper vedere l’architettura, dove faceva anche un mea culpa: “c’è una incapacità da parte degli architetti, degli storici dell’architettura e dei critici d’arte a farsi portatori del messaggio edilizio, a diffondere l’amore dell’architettura nella massa per lo meno delle persone colte”. Questa edizione della Biennale è allora l’occasione giusta per riflettere globalmente su tutto ciò e provare…

Il rosa Tiepolo. Un omaggio a Roberto Calasso di Marisa Volpi (da “Storia dell’arte n. 118, 2007)

Il rosa Tiepolo. Un omaggio a Roberto Calasso di Marisa Volpi (da “Storia dell’arte n. 118, 2007)

Redazione30 Luglio 202113 min read

Il 28 luglio 2021 è venuto a mancare Roberto Calasso, scrittore, editore, anima della casa editrice Adelphi, in cui è stato attivo sin dalla fondazione nel 1962. Nel corso della sua lunga carriera di studioso, saggista, ricercatore, ha pubblicato libri densi di riferimenti letterari e filosofici e – da ultimo – accostevoli racconti del mestiere dell’editore e dell’organizzazione di una biblioteca. Nei suoi testi coltissimi, le immagini della storia dell’arte hanno avuto un ruolo importante. Un libro in particolare, Il rosa Tiepolo (2006), spicca per capacità di cogliere – attraverso gli affreschi, i quadri e le incisioni dell’artista veneziano – le trasformazioni di un’epoca e le sue risonanze nella critica moderna.Nel numero 118 di “Storia dell’arte”, la storica dell’arte Marisa Volpi dedicò una recensione al testo di Calasso, che riproponiamo alla lettura. Postilla a Il rosa Tiepolo, di Marisa Volpi“Caricato, scontroso, scorbutico. Senza la sua prodigiosa retorica, la sua prospettiva spericolata, il suo illusionismo scenico, il Tiepolo sarebbe scomparso nelle sue tasche di acqua fredda”. È questa una delle metafore bizzarre e mordenti che si trovano in Viatico per cinque secoli di pittura veneziana di Roberto Longhi. I giudizi negativi possono tuttavia volgersi in connotazioni efficaci se proviamo ad uscire dal contesto acido delle famose pagine degli anni Quaranta, tutte vòlte ideologicamente verso…

Per un Goya ritrovato. Connoisseurship attributiva in un dialogo a  tre voci: Roberta Bernabei intervista Chiara Felicetti, Vincenzo Palleschi e Orietta Verdi

Per un Goya ritrovato. Connoisseurship attributiva in un dialogo a tre voci: Roberta Bernabei intervista Chiara Felicetti, Vincenzo Palleschi e Orietta Verdi

Redazione20 Luglio 202126 min read

Il 3 novembre 2005 la casa d’aste Marc Arthur Kohn vendeva, per Drouot Richelieu, un dipinto dal titolo L’Enfer, di cui forniva solo un generico riferimento al XIX secolo. La Messa nera di Zugaramurdi ovvero Allegoria della conoscenza secondo la filosofia illuminista (recto), 1811-12inedito, olio su tela cm 51,5×39,3 Nessun suggerimento attributivo veniva proposto per un’opera connotata da elementi stilistici e figurativi propri del linguaggio del pittore Francisco Goya y Lucientes e un soggetto iconografico generosamente radicato nelle tematiche del sabba, a lui notoriamente caro.Anni di ricerche storiche e archivistiche, di comparazioni stilistiche, studi iconografici e iconologici, restauri, indagini diagnostiche e verifiche paleografiche hanno permesso di restituire il dipinto alla mano del Maestro aragonese e di datarlo tra il 1811 ed il 1812, quando l’artista partecipa all’azione di delegittimazione del tribunale dell’Inquisizione attuata dal Governo napoleonico e dalle CortesL’attribuzione, supportata da riscontri documentali e confermata da un accurato e puntuale esame comparativo, che ha posto a confronto precisi schemi stilistici, dettagli tipologici e figurativi peculiari al processo creativo dello Spagnolo, è stata resa inconfutabile dalla firma dell’artista rinvenuta nel corso dell’intervento di pulitura.Nell’attesa che venga presentata alla comunità scientifica la sintesi delle ricerche condotte, esposta nel rigoroso ed esaustivo saggio di prossima pubblicazione sulla rivista “Storia dell’arte”, ne parliamo con la storica dell’arte…

Archaeology now. Damien Hirst alla Galleria Borghese

Archaeology now. Damien Hirst alla Galleria Borghese

Redazione24 Giugno 202110 min read

Contributo della critica e storica dell’arte Maria Grazia Tolomeo.Damien Hirst, artista noto al pubblico per essere stato uno dei protagonisti della Young British Art, approda alla Galleria Borghese di Roma, non nuova a contaminazioni audaci, inserendo i suoi lavori tra i capolavori della statuaria romana classica e della pittura italiana del Rinascimento e del Seicento (Archaeology now, giugno-novembre 2021).La ricca decorazione degli ambienti eseguita con una varietà di materiali e di colori, marmi, stucchi, pitture, mosaici, grottesche accelera il desiderio di competizione di un artista poliedrico, ambizioso, provocatorio come Hirst.Grandi statue, busti, erme, gruppi scultorei, oggetti preziosi, urne, teste, anche personaggi dei fumetti invadono gli spazi. L’evento, così è giusto chiamare ogni intervento realizzato dall’artista inglese, è stato curato da Anna Coliva e Mario Codognato con il supporto di Prada. Le provocazioni di Damien Hirst, iniziate nel 1991, esplosero con la presentazione, alla mostra Sensation organizzata alla Royal Academy di Londra del 1997, di uno squalo imbalsamato e immerso nella formaldeide, dentro una grande vetrina. L’opera divenne il simbolo dell’arte britannica degli anni Novanta. Contribuì al suo successo la grande promozione della scuderia del gallerista Saatchi, e fu venduta a 12 milioni di dollari. L’artista aveva già esposto pecore, bovini, larve che si trasformano in mosche sulla testa mozzata di un animale, all’interno…

Une toile retrouvée à Saint-Louis-des-Français

Une toile retrouvée à Saint-Louis-des-Français

Redazione20 Maggio 202118 min read

Contributo di Lili Davenas (Institut National du Patrimoine) e Pierre-Antoine Ferracin (Sapienza Università di Roma)Versione italiana Jeudi 25 février 2021, neuf heures du matin à Rome. Un soleil timide brille sur la Piazza di San Luigi dei Francesi. À l’Emporio della Pace, un bar du centre-ville, il n’est pas encore trop tard pour prendre un cappuccino au comptoir, en avalant rapidement un cornetto à la crème. La ville s’agite, des femmes promènent leurs petits chiens en arborant de nouvelles lunettes de soleil et on entend de loin le tonitruant ciao de l’ami du matin. “Un tapis de grande dimension”La nef de l’église Saint-Louis-des-Français reste pourtant étrangement calme. La crise a réduit drastiquement le nombre de curieux. Si tout est silencieux, c’est qu’ils n’ont pas encore pris possession de la chapelle Contarelli abritant les peintures du Caravage. Pourtant, malgré ce silence inhabituel, l’excitation est palpable. Quelque chose se trame.Quatre restaurateurs du Studio Merlini Storti sont présents, tous mandatés par Pierre-Antoine Ferracin, étudiant en histoire de l’art à la Sapienza travaillant pour le Service des Travaux et Bâtiments français en Italie (STBI). Ils sont là pour remédier aux difficultés engendrées par le format monumental d’une immense toile enveloppée autour d’un rouleau de bois, qu’ils s’apprêtent à dérouler.Mais qu’est-ce qui rassemble toutes ces personnes autour d’un rouleau…

Roma, 1 agosto 1605

Roma, 1 agosto 1605

Redazione17 Aprile 20218 min read

Contributo di Massimo Pulini, l’artista e storico dell’arte che ha attribuito a Caravaggio il dipinto Ecce Homo dell’asta Ansorena di Madrid dell’8 aprile 2021 English version Ecce Homo, aste Ansorena 8 aprile 2021 – attribuito a Caravaggio Dodici anni fa, quando la rivista “Storia dell’arte” stava realizzando il volume Da Caravaggio ai Caravaggeschi, ebbi diverse occasioni di incontro con Maurizio Calvesi e Augusta Monferini e in una di queste il discorso era caduto, come si può facilmente immaginare, sulle tante e improprie attribuzioni al Merisi che si stavano stratificando in quel periodo precedente il quarto centenario dalla sua morte.Ricordo, su tutte, una frase di Maurizio che in poche parole riusciva a fare il punto della questione: “vedi Massimo, sono convinto che negli anni Cinquanta del Novecento si avesse una percezione migliore dell’opera di Caravaggio, rispetto a quanto non si abbia ora”.I nostri occhi cambiano col mutare incessante della memoria, si può dire che ogni giorno siano diversi perché modifichiamo costantemente il nostro archivio interiore, smantelliamo le certezze di un tempo o le rafforziamo a seconda delle esperienze che la vita ci mette davanti, siamo inoltre sottilmente condizionati dagli occhi degli altri, dalla trasformazione collettiva del percepire.La percezione si direbbe un fatto puramente sensoriale, ma non è mai solo questo, per tale ragione il…