Vai al contenuto

Un’aggiunta per il tempo romano di Ribera

Giuseppe Porzio

Scritto da:

Giuseppe Porzio

GIUSEPPE PORZIO

La spasmodica attenzione nei confronti di Caravaggio e il trambusto mediatico, sempre più fragoroso, che è venuto accompagnandosi negli ultimi tempi all’avvistamento di qualche suo originale, vero o presunto, rischiano di far perdere di vista, almeno a un pubblico più ampio, valori e gerarchie di opere e artisti non meno importanti per gli sviluppi della cultura figurativa moderna. È il caso di questa Incoronazione di spine (Fig. 1), sconosciuta agli studi a quanto mi risulti1 La tela, che misura cm 128,5 × 168, era comparsa presso Sotheby’s a Londra il 5 luglio 1989, lotto 270, come prodotto di scuola napoletana del Seicento., che per sentimento del naturale, potenza espressiva e rilievo del suo autore è quanto di più vicino a Merisi, per spirito e qualità, potesse partorire il contesto romano a cavallo tra primo e secondo decennio del Seicento.

Fig. 1 Jusepe de Ribera, Incoronazione di spine, collezione privata

Si tratta, diciamolo subito, di un capolavoro del giovane Jusepe de Ribera e precisamente di quel momento iniziale della sua parabola artistica che fino allo scorso decennio passava sotto il Notname di Maestro del Giudizio di Salomone, dal soggetto della tela conservata nella Galleria Borghese di Roma2 Il punto di svolta sul Ribera romano è stato segnato da Papi 2002. Il contributo più sistematico sugli inizi del pittore spagnolo è costituito da Il giovane Ribera 2011; la sintesi più aggiornata è in Ribera à Rome 2014. Un’importante cornice documentaria è stata fornita da Porzio, D’Alessandro 2015. , intorno a cui era venuto aggregandosi un cospicuo numero di lavori – in particolare mezze figure di santi e sapienti – riferiti a una potente personalità naturalistica, creduta di estrazione franco-fiamminga3  Per la connessione tra stile ed ‘etnia’, cfr. Porzio 2012, pp. 399-400. . L’identificazione dell’anonimo maestro con Ribera, ormai universalmente accettata, pur se con qualche distinguo4Il catalogo del giovane Ribera è divenuto ormai molto ampio in rapporto al ristretto arco cronologico della sua fase romana; è perciò probabile – anche alla luce delle evidenze documentarie, che attestano già nell’Urbe l’esistenza di una bottega del pittore – che all’interno di esso vi sia anche l’apporto di collaboratori, che tuttavia non siamo al momento in grado di distinguere. Cfr. Lange 2018, in particolare p. 238. , non ha fatto altro che confermare il ruolo di protagonista rivestito dallo spagnolo nelle dinamiche del movimento caravaggesco, già implicito nel suo inserimento, da parte dell’archiatra pontificio Giulio Mancini, nella «schola» di Caravaggio, e cioè tra i più stretti aderenti alla lezione del lombardo, assieme a Spadarino, Cecco e Bartolomeo Manfredi5 Mancini 1956-1957, I, 1956, p. 108 .
Il riconoscimento della paternità di questa intensa immagine sacra, che al motivo dell’incoronazione di spine unisce quello della derisione di Cristo, è ormai immediata, se non altro perché in essa ricorrono, come di consueto nel corpus di Ribera, alcuni dei personaggi tipici del suo repertorio, modelli reali più che semplici caratteri fisionomici, evidentemente tratti dall’ambiente vitale del pittore: a destra, innanzitutto, il vecchio aguzzino calvo è il ben noto «schiavo di Ripa Grande», che compare tra gli astanti nel succitato Giudizio di Salomone e ancora nelle vesti di san Bartolomeo in uno dei pezzi dell’Apostolado già di proprietà del saragozzano Pietro Cussida (Pedro Cosida), agente del re di Spagna alla corte papale, il cui nucleo più consistente è oggi presso la Fondazione Longhi a Firenze6 Si veda da ultimo Benassai 2020, con bibliografia precedente da completare con Porzio 2017. (Fig. 2);

l’altro scherano, che rivolge all’indietro lo sguardo idiota mentre oltraggia Cristo con il gesto della “fica”, è il “cantore” protagonista di una tela, da poco identificata, presso il Museo de Bellas Artes di Granada7 In deposito dal Museo del Prado (inv. P 1066). Papi 2020. (Fig.3), e sembra anche impersonare il San Tommaso del Museo di belle arti di Budapest8 Inv. 788 , uno degli elementi del cosiddetto Apostolado “con i cartigli”; e nel Salvator Mundi di quest’ultima serie, nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Nivillac9 Alla ricostruzione della serie è dedicato il catalogo dell’esposizione Ribera à Rome 2011; in particolare, per le tele di Budapest e di Nivillac, si vedano le schede di G. Kientz, ivi, cat. 11, pp. 88-89, e cat. 13, 92-93. , si possono infine scorgere le medesime fattezze del nostro Cristo.

I riscontri con l’Apostolado “con i cartigli” non si limitano però ai soli dati somatici, ma interessano soprattutto il punto di stile, che nel giovane Ribera è sempre in continua evoluzione; risaltano, soprattutto, nei viluppi dei pesanti panneggi, la stessa morbidezza di tratto e fluidità di stesura delle tele fin qui richiamate, così come le epidermidi non hanno ancora assunto la crudezza coriacea pienamente avvertibile nelle ultime prove della fase romana, come i Sensi10 Milicua 2011 , e dall’artista vieppiù accentuata nel corso della successiva produzione napoletana.
Si tratta, come si è detto, di un momento precoce del percorso del maestro spagnolo, in anticipo anche sul Giudizio di Salomone stesso e all’altezza di lavori come il San Pietro liberato dal carcere anch’esso nella Galleria Borghese11 Inv. 192. G. Papi, ivi, cat. 14, pp. 122-125. (Fig. 4), in cui l’impasto fluente, neo-correggesco, risente – evidentemente – delle esperienze maturate da Ribera durante il suo soggiorno a Parma nel 161112 Per un resoconto del problema si veda Estevez 2020, in particolare pp. 141-144. ; (Fig. 5)

allo stesso tempo, il dipinto costituisce la più antica redazione di questo tema tra quelle realizzate dall’artista nella sua carriera ed è quella che più direttamente discende – specialmente nella posa del Cristo – dal classico esempio offerto da Caravaggio nella tela oggi presso il Kunsthistorisches Museum di Vienna e già in collezione Giustiniani13 Inv. Gemäldegalerie, 307. Si veda più di recente Swoboda 2019. (Fig. 6).

BIBLIOGRAFIA

Benassai 2020
P. Benassai, [Jusepe de Ribera, San Tommaso, San Paolo, San Bartolomeo, San Giuda Taddeo (?)], in Il tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione di Roberto Longhi, catalogo della mostra, Roma, Musei Capitolini, 12 marzo – 13 settembre 2020, a cura di M.C. Bandera, Venezia 2020, catt. 19-22, pp. 64-67.

Estevez 2020
L. Estevez, Ribera’s Northern Italian nexus, in Artistic circulation between early modern Spain and Italy, a cura di K. Helmstutler Di Dio e T. Mozzati, New York-London 2020, pp. 131-151, in particolare pp. 141-144.

Il giovane Ribera 2011
Il giovane Ribera tra Roma, Parma e Napoli 16081624, catalogo della mostra, Napoli, Museo di Capodimonte, 23 settembre 2011 – 8 gennaio 2012, a cura di N. Spinosa, Napoli 2011

Lange 2018
J. Lange, Artist flatshare versus family business. Jusepe de Ribera’s housing situation in Rome and Naples in a comparative view, in Künstlerhäuser im Mittelalter und der Frühen Neuzeit, a cura di Th. Schauerte, D. Brenner e A. Tacke, Petersberg 2018, pp. 233-243.

Mancini 1956-1957
G. Mancini, Considerazioni sulla pittura, ed. a cura di A. Marucchi con il commento di L. Salerno, I, Roma 1956-1957.

Milicua 2011
J. Milicua, I cinque sensi, in Il giovane Ribera 2011, pp. 154-159.

Papi 2002
G. Papi, Jusepe de Ribera a Roma e il Maestro del Giudizio di Salomone, in “Paragone. Arte”, LIII, III s., 44 (629), 2002, pp. 21-43.

Papi 2011
G. Papi, [Jusepe de Ribera, Liberazione di san Pietro], in Il giovane Ribera 2011, cat. 14, pp. 122-125.

Papi 2020
G. Papi, Un Cantor de la época romana de Ribera en los depósitos del Prado, in “Ars magazine”, 48, 2020, pp. 140-141.

Porzio 2012
G. Porzio, Pittori spagnoli nella Roma caravaggesca. Un bilancio, in Roma al tempo di Caravaggio 1600-1630, catalogo della mostra, Roma, Museo Nazionale di Palazzo Venezia, Saloni Monumentali, 16 novembre 2011 – 5 febbraio 2012, a cura di R. Vodret, II: Saggi, Milano 2012, pp. 399-400.

Porzio 2017
G. Porzio, Ribera: un’integrazione per l’Apostolado Cussida, in “Nuovi studi”, XXII, 23, 2017 (2018), pp. 125-128.

Porzio, D’Alessandro 2015
G. Porzio, D.A. D’Alessandro, Ribera between Rome and Naples: new documentary evidence, in “The Burlington Magazine”, CLVII, 1351, 2015, pp. 682-683.

Ribera à Rome 2014
Ribera à Rome, autour de l’Apostolado, catalogo della mostra, Rennes, musée des Beaux-Arts, 7 novembre 2014 – 8 febbraio 2015, Strasburgo, musée des Beaux-Arts, 28 febbraio – 31 maggio 2015, a cura di G. Kazerouni e G. Kientz, Rennes 2014.

Swoboda 2019
G. Swoboda, [Michelangelo Merisi da Caravaggio, The Crowning with Thorns], in Caravaggio Bernini. Early Baroque in Rome, catalogo della mostra, Vienna, Kunsthistorisches Museum, 15 ottobre 2019 – 19 gennaio 2020, Amsterdam, Rijksmuseum, 14 febbraio – 7 giugno 2020, a cura di F. Scholten, G. Swoboda e S. Weppelmann, München-London-New York 2019, cat. 32, pp. 168-169.

Articolo precedente

<em>La 'Seduzione interrotta', un nuovo dipinto di Artemisia Gentileschi</em>

Articolo successivo

<em>Un rame inedito di Hans Speckaert e una fonte iconografica per la sua Diana e Atteone*</em>

Unisciti alla discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.