Roberto Longhi e Angelo Cecconi in dialogo su Mattia Preti (1913). Connoisseurship, collezionismo e mostre d’arte

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Il saggio “Roberto Longhi e Angelo Cecconi in dialogo su Mattia Preti (1913). Conoscenza, collezionismo e mostre d’arte” di Giada Policicchio esamina il carteggio inedito tra Roberto Longhi (1890-1970), uno dei più influenti storici dell’arte del XX secolo, e Angelo Cecconi (1862-1937), eccentrico collezionista e conoscitore della pittura napoletana del XVII secolo. Questo carteggio, risalente al 1913, rivela il ruolo centrale svolto da Cecconi nella riscoperta e nella rivalutazione di Mattia Preti e dell’arte barocca in un periodo in cui il Seicento era ampiamente trascurato dagli studi storici dell’arte.

Policicchio colloca il dialogo all’interno del più ampio contesto culturale e storiografico della Firenze del primo Novecento, dove la collezione privata di Cecconi divenne un punto di incontro per intellettuali e artisti, influenzando la narrativa emergente dell’arte barocca. L’interesse di Cecconi per il caravaggismo e il barocco napoletano si allineò con la ricerca pionieristica di Longhi su Caravaggio e i suoi seguaci, contribuendo alla riabilitazione della pittura barocca in Italia. Il saggio esplora come il loro scambio intellettuale abbia informato l’approccio critico di Longhi nei confronti di Preti e la sua concezione di “Critica Figurativa Pura”, che enfatizzava l’analisi formale e stilistica rispetto all’interpretazione iconografica.

Lo studio documenta la visionaria strategia collezionistica di Cecconi, evidenziando la sua precoce acquisizione di opere di Mattia Preti, molto prima che l’artista fosse ampiamente apprezzato. La predilezione di Cecconi per il chiaroscuro drammatico e l’intensità emotiva lo portò a costituire una delle più significative collezioni private di arte napoletana del XVII secolo a Firenze. Il suo gusto avanguardista sfidò le preferenze contemporanee per l’arte rinascimentale e i primitivi, anticipando il revival barocco promosso da Longhi nella mostra milanese del 1951 su Caravaggio e i caravaggeschi.

Policicchio esamina il ruolo di Cecconi come mentore di Longhi, facilitandogli l’accesso a un’”oasi del Barocco” privata, che servì come risorsa critica per la sua ricerca. La loro corrispondenza rivela l’influenza di Cecconi sui primi scritti di Longhi, compreso l’articolo fondamentale “Mattia Preti (Critica Figurativa Pura)” pubblicato su La Voce nel 1913. Attraverso questo dialogo, Longhi sviluppò la sua analisi comparativa tra Preti e Rembrandt, inquadrando Preti come un “rivale italiano” che superava il maestro olandese in grandezza compositiva e sobrietà di esecuzione.

Il saggio contestualizza anche la mostra di Mattia Preti a Catanzaro del 1913, curata da Alfonso Frangipane, che segnò il primo riconoscimento pubblico dell’eredità di Preti e catalizzò ulteriore interesse da parte degli studiosi. Nonostante lo scetticismo di Longhi e Cecconi sull’organizzazione provinciale della mostra, il loro contributo intellettuale, attraverso saggi, corrispondenza e fotografie prestate, ha giocato un ruolo chiave nel plasmare il discorso critico su Preti. Il loro coinvolgimento posizionò l’evento come una pietra miliare nella rivalutazione dell’arte italiana del XVII secolo.

Policicchio ricostruisce le dinamiche del mercato dell’arte e le pratiche di connoisseurship che collegarono Longhi e Cecconi, evidenziando le loro strategie condivise per l’acquisizione e l’attribuzione di opere di Preti. Le lettere illustrano l’evoluzione di Longhi da consulente d’arte alle prime armi a formidabile conoscitore, navigando nel mercato antiquario italiano e influenzando il valore commerciale dei dipinti barocchi. Il saggio conclude che la loro alleanza strategica e la collaborazione scientifica furono determinanti per legittimare Mattia Preti all’interno del canone dei maestri del Barocco italiano, aprendo la strada al suo riconoscimento internazionale.

Attraverso una meticolosa ricerca d’archivio, Policicchio rivela il sodalizio intellettuale che ha favorito la riscoperta del Barocco italiano, collocando Cecconi come precursore della rivoluzione storica dell’arte di Longhi. Lo studio offre una comprensione sfumata degli sforzi collettivi che sfidarono il pregiudizio modernista contro il Barocco, contribuendo alla sua riabilitazione critica nel XX secolo.

English Abstract

The essay "Roberto Longhi e Angelo Cecconi in dialogo su Mattia Preti (1913). Connoisseurship, collezionismo e mostre d’arte" by Giada Policicchio examines the unpublished correspondence between Roberto Longhi (1890-1970), one of the most influential art historians of the 20th century, and Angelo Cecconi (1862-1937), an eccentric collector and connoisseur of 17th-century Neapolitan painting. This correspondence, dating from 1913, reveals the pivotal role Cecconi played in the rediscovery and reevaluation of Mattia Preti and Baroque art during a period when the 17th century was largely neglected in art historical studies. Policicchio situates the dialogue within the broader cultural and historiographical context of early 20th-century Florence, where Cecconi's private collection became a meeting point for intellectuals and artists, influencing the emerging narrative of Baroque art. Cecconi’s interest in Caravaggism and Neapolitan Baroque aligned with Longhi's pioneering research on Caravaggio and his followers, contributing to the rehabilitation of Baroque painting in Italy. The essay explores how their intellectual exchange informed Longhi's critical approach to Preti and his conception of "Critica Figurativa Pura", which emphasized formal and stylistic analysis over iconographic interpretation. The study documents Cecconi’s visionary collection strategy, highlighting his early acquisition of works by Mattia Preti, long before the artist was widely appreciated. Cecconi's preference for dramatic chiaroscuro and emotional intensity led him to assemble one of the most significant private collections of 17th-century Neapolitan art in Florence. His avant-garde taste challenged contemporary preferences for Renaissance art and Primitives, anticipating the Baroque revival championed by Longhi in the 1951 Milan exhibition on Caravaggio and the Caravaggesques. Policicchio examines Cecconi’s role as a mentor to Longhi, facilitating his access to a private "oasis of Baroque", which served as a critical resource for his research. Their correspondence reveals Cecconi’s influence on Longhi's early writings, including his seminal article "Mattia Preti (Critica Figurativa Pura)" published in La Voce in 1913. Through this dialogue, Longhi developed his comparative analysis between Preti and Rembrandt, framing Preti as an "Italian rival" who surpassed the Dutch master in compositional grandeur and sobriety of execution. The essay also contextualizes the 1913 Mattia Preti Exhibition in Catanzaro, curated by Alfonso Frangipane, which marked the first public recognition of Preti’s legacy and catalyzed further scholarly interest. Despite Longhi and Cecconi’s skepticism about the exhibition’s provincial organization, their intellectual contribution through essays, correspondence, and loaned photographs played a key role in shaping the critical discourse around Preti. Their involvement positioned the event as a milestone in the reevaluation of 17th-century Italian art. Policicchio reconstructs the art market dynamics and connoisseurship practices that connected Longhi and Cecconi, highlighting their shared strategies for acquiring and attributing works by Preti. The letters illustrate Longhi’s evolution from a novice art advisor into a formidable connoisseur, navigating the Italian antiquarian market and influencing the commercial value of Baroque paintings. The essay concludes that their strategic alliance and scholarly collaboration were instrumental in legitimizing Mattia Preti within the canon of Italian Baroque masters, paving the way for his international recognition. Through meticulous archival research, Policicchio reveals the intellectual partnership that advanced the rediscovery of the Italian Baroque, positioning Cecconi as a precursor to Longhi’s art historical revolution. The study offers a nuanced understanding of the collective efforts that challenged the modernist bias against the Baroque, contributing to its critical rehabilitation in the 20th century.